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Protosardi
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Con l'appellativo di mwdaProtosardi, mwdqPaleosardicite-ref-1[1] o, anticamente, mwegSardianicite-ref-2[2], si indicano gli abitanti della mwfwSardegna nel periodo mwgaprenuragico e mwgqnuragico; per quest'ultima epoca è comune l'appellativo di mwggSardicite-ref-3[3]cite-ref-devoto-4-0[4] (mwiwetnonimo ed mwjaendonimo con cui si indicano i mwjqnativi dell'isola anche oggigiorno) o anche di mwjgantichi Sardi.
Contents
• Etnonimo
• Storia
• Società
• Lingua
• Scultura
• Eredità
• Note
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Etnonimo
L'mwlwetnonimo "S(a)rd" appartiene a un antico substrato linguistico presumibilmente mwmapre-indoeuropeo (o secondo altri mwmqindoeuropeocite-ref-5[5]). Esso fa la sua prima apparizione riportata per iscritto nella mwngstele di Nora, in cui la parola mwnwŠrdn reca testimonianza dell'esistenza di tale nome quando i mercanti mwoaFenici approdarono sulle coste sarde.cite-ref-6[6] Secondo il mwpqmwpgTimeo, uno dei mwpwdialoghi di mwqaPlatone, la Sardegna e la sua gente avrebbero ricavato il proprio mwqqendonimo da "Sardò" (mwqgΣαρδώ), una leggendaria donna proveniente da mwqwSardi (mwraΣάρδεις), capitale dell'antico mwrqregno di Lidia in mwrgAnatoliacite-ref-7[7]cite-ref-8[8]cite-ref-9[9]. mwuwPausania e mwvaSallustio sostengono invece che i Sardi riportino il nome di Sardo, un leggendario antenato giunto dall'mwvqantica Libia (regione con cui allora si identificava non l'mwvgomonimo stato, bensì l'intera porzione del mwvwNordafrica a ovest dell'mwwaEgitto), figlio di mwwqErcole o di mwwgMelqart / mwwwMacheride (derivato dal nome mwxaMecur/mwxqMacer, a sua volta originato dal mwxgberbero imɣur "crescere"), riverito come mwxwmwyaSardus Pater Babai ("Padre Sardo" o "Padre dei Sardi") che diede all'isola il proprio nomecite-ref-serra-10-0[10]cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]cite-ref-13[13]cite-ref-14[14]cite-ref-15[15]cite-ref-16[16]. Secondo alcuni studiosi, tra cui Giovanni Ugascite-ref-17[17], mwgqSebastiano Tusacite-ref-18[18], mwhgRobert Drewscite-ref-19[19] e mwiwVassos Karageorghiscite-ref-20[20], le popolazioni nuragiche, o parte di esse, sarebbero identificabili con il mwkapopolo del mare degli mwkqShardana (mwkgšrdn in mwkwlingua egizia)cite-ref-devoto-4-1[4]cite-ref-serra-10-1[10]cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]cite-ref-23[23]cite-ref-24[24]cite-ref-25[25]cite-ref-26[26]. L'etnonimo venne poi sottoposto a un processo di mwtaromanizzazione, diventando mwtqsardus/-mwtgi e mwtwsarda/-mwuaae. L'elemento "proto" denota uno stadio ancestrale, primigenio, cui si fa risalire l'ipotetico stadio unitario di un gruppo etnico-linguistico.cite-ref-27[27]
Storia
Età della pietra
Le prime testimonianze dellmwwq'mwwgmwwwHomo sapiens in Sardegna provengono dalla mwxagrotta Corbeddu di mwxqOliena, dove è stata rinvenuta una mwxgfalange umana risalente al 18.000 a.C. (mwxwPaleolitico superiore). I dati morfologici paleolitici indicherebbero un forte isolamento della popolazione che mostrava segni di mwyaendemismocite-ref-28[28].
Al 9.000 a.C. circa (mw0gMesolitico) viene datata una colonizzazione da parte di genti provenienti per mare dalla mw0wpenisola italianacite-ref-melis-29-0[29], le cui tracce sono state scoperte nella mw2agrotta Su Coloru di mw2qLaerrucite-ref-30[30], nell'mw3gAnglona. La navigazione deve aver ricoperto un ruolo importante già in quel remoto passato, vista la diffusione dell'mw3wossidiana proveniente dal mw4aMonte Arci in contesti liguri preneoliticicite-ref-melis-29-1[29].
Nel mw5gNeolitico antico si ebbe l'avvento della mw5wcultura della ceramica cardiale da est, che segnò l'inizio della mw6arivoluzione agricola sull'isolacite-ref-31[31]. Nel Neolitico recente si sviluppò la mw7qcultura di Ozieri che mostrava influenze orientali, in particolare mw7gegeiche e mw7wcicladichecite-ref-32[32], mentre la mw9aGallura si contraddistingueva per la civiltà pastorale e "aristocratica" detta mw9qcultura di Arzachena, dove compaiono le prime avvisaglie del mw9gmegalitismo ("tombe a circolo") di ispirazione mw9wpirenaicacite-ref-33[33]. Secondo moderne indagini mw-aarcheogenetiche i protosardi neolitici mostravano una maggiore affinità con le popolazioni cardiali dell'mw-qIberia e della mw-gFrancia del Sudcite-ref-marcus-34-0[34].
Età dei metalli
La comparsa della mwaqsmetallurgia caratterizzò il mwaqwIII millennio a.C. sull'isola, che avrebbe visto la nascita della mwaq0cultura di Abealzu-Filigosa e della mwaq4cultura di Monte Claro, quest'ultima forse propiziata dal sopraggiungere di nuove genticite-ref-35[35], probabilmente provenienti dall'area egeico-anatolica attraverso la mwarmSiciliacite-ref-36[36].
Durante il tardo mwarkEneolitico e la prima mwaroEtà del bronzo, in concomitanza con la comparsa della mwarscultura del vaso campaniforme e di quella di mwarwBonnanaro, si diffusero nell'isola nuove popolazioni, giunte in più ondate in piccoli gruppi da varie regioni dell'mwar0Europa continentale (mwar4Spagna, mwar8sud della Francia, mwasaCentro Europa, mwaseItalia), che si sovrapposero alle popolazioni indigene fino a fondersi con essecite-ref-37[37]cite-ref-38[38]cite-ref-39[39]. Alcuni individui protosardi di quest'epoca e della successiva fase mwas4nuragica, erano portatori di geni dei mwas8pastori delle steppe occidentali, che si ritiene abbiano diffuso le mwatalingue indoeuropee in mwateEurasiacite-ref-40[40].
I protosardi subirono a partire dal mwaugI millennio a.C. l'influenza mwaukfenicia, circoscritta perlopiù alle coste, e poi l'espansionismo militare e politico mwauopunico e mwausromano, opponendo a essi resistenza ma mwauwassimilandosi gradualmente all'elemento linguistico di quest'ultimo. Nelle fonti classiche del tempo gli antichi abitanti dell'isola vengono già citati con l'attuale denominazione di mwau0Sardi in mwau4latino e di "Sardonioi" o "Sardianoi" (mwau8Σαρδονιοί / mwavaΣαρδιανοί) in mwavegreco antico.cite-ref-44[44]
Società
La società protosarda paleolitica e mesolitica era basata principalmente su un'economia di sussistenza di mwavwcaccia e raccoltacite-ref-sard-45-0[45]. A partire dal neolitico la società, di stampo egalitario e mwawematriarcalecite-ref-46[46], divenne di tipo stabile con la costruzione dei primi villaggi di capanne, e incentrata sull'mwawyagricoltura e l'mwawcallevamentocite-ref-sard-45-1[45]. La società del periodo nuragico era al contrario una società fortemente gerarchizzata divisa in classi sociali, con al vertice guerrieri e sacerdoti, e votata principalmente ad attività agro-pastorali e alla mwawwmetallurgiacite-ref-47[47].
Religione
La religione prenuragica si esprimeva attraverso il culto dei defunti e delle divinità. Il culto dei morti veniva esplicato nei sepolcri ricavati scavando la roccia, le mwaxgDomus de janas. All'era prenuragica è legato specialmente il culto della mwaxkDea Madre, testimoniato dal rinvenimento di numerose statuine con tratti femminili accentuati. Una delle più importanti costruzioni religiose di questo periodo è l'altare di mwaxoMonte d'Accoddi, la cui struttura ricorda per certi aspetti le mwaxsziqqurat mesopotamiche.
Col diffondersi dei metalli e delle prime armi in mwax0rame il culto della Dea Madre venne lentamente sostituito, sebbene non soppiantato, da una spiritualità più aggressiva, guerriera e "maschile" testimoniata dalle mwax4statue stele prodotte dalla cultura di Abealzu-Filigosa alla metà del III millennio a.C..cite-ref-48[48] Nel periodo di transizione fra l'epoca prenuragica e quella nuragica (antica età del bronzo) secondo l'illustre archeologo Giovanni Lilliu avvenne un'ulteriore rottura che porta a rivalutare in toto le antiche credenze proprie di una società pacifica e agricola.
«....I simboli della natura rigogliosa (idolo femminile di tipo cicladico, segno taurino), caratteristici della cultura d’Ozieri, spariscono del tutto nella cultura nuragica di Bonnánnaro. Pare avvertirsi una caduta di ideologie del vecchio mondo pre-nuragico, corrispondente a una nuova svolta storica. Nella tomba di giganti di Aiodda le steli antropomorfe, riutilizzate nella struttura muraria, sono state spezzate, forse intenzionalmente. Si infrangono così materialmente gli idoli del passato, simbolicamente si spezza il filo rosso di concezioni e ideali che hanno fatto almeno in parte il loro tempo.»
(Giovanni Lilliu, La civiltà nuragica. Carlo Delfino editore Pagg 25,26,27.)
Nel periodo nuragico assunse importanza il culto delle acque che veniva esplicato in particolari templi sotterranei chiamati mwayupozzi sacri. Importante era anche il culto degli antenati-eroi quali mwayySardo, mwaycNorace, mwaygAristeo e mwaykIolao.
Usanze funebri
I protosardi praticavano in genere sia l'mwazginumazione che la deposizione secondaria tramite scarnificazionecite-ref-antro-49-0[49]. Al periodo prenuragico risalgono le mwaz0mwaz4domus de janas, sepolture ricavate scavando nella roccia, mentre sono databili al periodo nuragico le mwaz8tombe dei giganti, imponenti costruzioni megalitiche tipiche della Sardegna. Altre mwaaatipologie di sepoltura meno frequenti utilizzate dai protosardi nelle varie epoche comprendono: mwaaeriparo sotto roccia, mwaaitafone, mwaamgrotta, mwaaqdolmen, fossa, mwaaupozzetto, mwaayAllée couverte e cista liticacite-ref-antro-49-1[49].
Sino all'mwaawEtà del ferro le sepolture erano quasi sempre di tipo "collettivo" ma a partire dalla fase nuragica detta delle "aristocrazie" cominciano diffondersi le sepolture singolecite-ref-50[50] (già apparse in periodo prenuragico) forse per via delle influenze portate dai mwabeFenici, che contemporaneamente introdussero in alcune aree dell'isola il rito della mwabicremazione del defuntocite-ref-51[51], usanza che cadde in disuso nel periodo punico, per poi ritornare in auge in età romana.
Lingua
La lingua (o le lingue) parlata dai protosardi è sconosciuta. Sono state proposte negli ultimi decenni varie teorie basate soprattutto sullo studio di alcuni mwabofitonimi e mwabstoponimi di origine pre-latina riscontrabili in alcune località dell'isola, in particolare nelle zone montagnose dell'interno come la mwabwBarbagia e l'mwab0Ogliastracite-ref-52[52].
Secondo alcuni studiosi, tra cui mwacmMassimo Pittau, la lingua parlata dalle popolazioni nuragiche era di matrice differente rispetto a quelle parlate dalle genti prenuragiche mentre altri, come mwacqEduardo Blasco Ferrer, riconoscono una sostanziale continuità.
Architettura
Fra le più importanti costruzioni prenuragiche si segnala l'altare megalitico di mwacsMonte d'Accoddi (mwacwSassari), edificato e poi restaurato fra il mwac0IV e mwac4III millennio a.C.. Di rilievo anche i numerosi mwac8dolmen tra cui spicca il mwadadolmen di Sa Coveccada, nei pressi di mwadeMores, e le mwadiDomus de janas.
Al periodo nuragico appartengono vari edifici tipici fra cui il più noto il mwadqNuraghe, prima di tipo semplice a corridoio (mwaduprotonuraghe) poi con copertura a mwadytholos e affiancato da varie torri, ma anche i mwadcpozzi sacri, i tempietti a "megaron" e le mwadgtombe dei giganti.
Scultura
I più antichi esempi di scultura protosarda risalgono al neolitico con le statuine-idolo rappresentanti la Dea Madre. Successivamente vengono eretti i mwaeeMenhir e le mwaeiStele, legate anch'esse alla sfera del sacro. Evoluzioni di queste ultime sono le statue stele di tipo sia femminile che maschile e risalenti all'eneolitico che raffigurano spesso, in maniera stilizzata, guerrieri armati di pugnale.
La scultura di tipo antropomorfo scompare in Sardegna nella prima parte del periodo nuragico quando si affermano i mwaeqBetili, anch'essi di tipo sia femminile che maschile e posti in genere in triade all'entrata delle mwaeutombe dei giganti. Ritornerà invece gradualmente a partire dalla fase finale dell'età del bronzo per poi sfociare nei mwaeyGiganti di Monte Prama, grandi statue antropomorfe a tutto-tondo raffiguranti arcieri, pugilatori e guerrieri.
Al filone della statuaria nuragica appartengono anche i cosiddetti mwaegbronzetti. Eseguiti con la tecnica della mwaekcera persa hanno un'altezza variabile fino ai 40mwaeo cm circa e rappresentano guerrieri, arcieri, sacerdoti, divinità.
Eredità
L'eredità dei protosardi è ancora presente nell'attuale popolazione dell'isola: moderne indagini mwafqantropologiche e mwafugenetiche hanno messo in evidenza una continuità ininterrotta fra gli antichi abitanti preistorici e i diversi nuclei odiernicite-ref-cucca-53-0[53]cite-ref-54[54]. Recenti studi di paleogenomica basati su marcatori nucleari hanno rivelato che i sardi, pur facendo parte del mwaf4pool genico europeocite-ref-sforza-55-0[55], presentano delle caratteristiche di arcaicità; l'attuale popolazione isolana infatti ha conservato le caratteristiche genetiche dei mwagmprimi agricoltori neolitici europeicite-ref-56[56]cite-ref-keller-at-al-2011-nature-57-0[57]cite-ref-mathieson-et-al-2015-nature-58-0[58]cite-ref-supp-info-p-16-59-0[59]cite-ref-mbe-oxfordjournals-org-60-0[60]cite-ref-nature-com-61-0[61]cite-ref-cell-com-62-0[62]cite-ref-63[63]cite-ref-supp-info-p-120-64-0[64]. Tale arcaicità è particolarmente marcata nel mwaigmassiccio del Gennargentu, mentre le altre regioni dell'isola mostrano (come gran parte dell'mwaikEurasia occidentale) un moderato influsso delle popolazioni della mwaiocultura di Jamna, o a esse affini, che si diffusero in mwaisEuropa occidentale a partire dal mwaiwcalcoliticocite-ref-65[65]. Alcune ricerche scientifiche hanno rivelato che i mwajebaschi sono la popolazione contemporanea con i livelli più elevati di ascendenza condivisa coi sardi, suggerendo che entrambi i popoli si siano originati da nuclei europei presenti nel mesolitico e nel neoliticocite-ref-66[66]cite-ref-67[67]. Secondo uno studio di Marcus et al. (2020) il contributo genetico dei protosardi nelle odierne popolazioni isolane è stimabile tra il ~50% (mwajoGallura) e il ~65% (mwajsOgliastra)cite-ref-marcus-34-1[34].
Alcuni legami culturali sarebbero inoltre sopravvissuti fino ai giorni nostri, legandosi ai riti e credenze delle zone interne.
Note
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Bibliografia
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiasardi, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.